Un luogo di arte, spiritualità e memoria nobiliare nel territorio di Prossedi
La Chiesa della Strammetta, dedicata a Santa Maria Extra Moenia, rappresenta uno dei complessi religiosi più raffinati e simbolicamente densi del territorio di Prossedi. La sua importanza non risiede soltanto nel valore architettonico e artistico, ma soprattutto nella capacità di raccontare un intreccio profondo tra spiritualità, arte, memoria dinastica e paesaggio.
Costruita tra la fine del XVIII secolo e i primi anni del XIX secolo, la chiesa sorge poco al di fuori del centro storico, in una posizione che richiama volutamente la tradizione dei luoghi di culto mariani extra moenia, spazi sacri collocati ai margini dell’abitato e destinati alla meditazione, alla sepoltura e alla devozione privata.
Santa Maria Extra Moenia: il significato di una dedica
La dedicazione a Santa Maria Extra Moenia non è casuale. L’espressione latina “extra moenia” indica ciò che si trova al di fuori delle mura, ma nel linguaggio religioso assume un significato più profondo: separazione dal mondo quotidiano, raccoglimento, protezione spirituale.
In questo senso, la Chiesa della Strammetta non nasce come parrocchia o chiesa comunitaria, ma come luogo sacro appartato, concepito per un uso selezionato, in cui la fede si intreccia con la dimensione privata e familiare.
La committenza della famiglia Gabrielli
La chiesa fu voluta dal principe Pietro Gabrielli, esponente di una delle famiglie più influenti nella storia di Prossedi. I Gabrielli, nel corso dei secoli, svolsero un ruolo centrale nella vita politica, economica e culturale del territorio, lasciando tracce tangibili nella struttura urbana e nel patrimonio storico del paese.
La Strammetta fu concepita come cappella di famiglia e luogo di sepoltura, secondo una tradizione nobiliare diffusa tra Settecento e Ottocento, che vedeva nella costruzione di edifici sacri un atto di fede, prestigio e memoria dinastica.
Architettura e inserimento nel paesaggio
L’edificio si presenta su una terrazza sopraelevata, raggiungibile tramite una scenografica scalinata a doppia rampa in laterizio e calcare, che accompagna simbolicamente il visitatore in un percorso ascensionale verso lo spazio sacro.
La facciata a capanna, semplice e armoniosa, riflette un linguaggio architettonico misurato, privo di eccessi decorativi, ma capace di trasmettere equilibrio e solennità. Questo rigore formale viene però arricchito da uno degli elementi più preziosi dell’intero complesso: il mosaico della Madonna con il Bambino.
Il mosaico liberty di Adolfo De Carolis
Collocato sopra il portale architravato, il mosaico della Madonna con il Bambino fu realizzato tra il 1902 e il 1905 dal celebre artista Adolfo De Carolis, su disegno del pittore Napoleone Parisani.
L’opera rappresenta uno dei più alti esempi di arte sacra liberty nel Lazio meridionale. La Vergine, avvolta in un manto azzurro, regge il Bambino Gesù in un gesto di intensa dolcezza, circondata da rose e gigli, simboli mariani di purezza, amore e maternità.
L’iscrizione “ROSA MYSTICA – LILIUM CONVALLIUM”, tratta dalle litanie lauretane, rafforza il valore teologico e simbolico dell’immagine, trasformando la facciata in una vera e propria soglia iconica tra mondo terreno e dimensione spirituale.
Napoleone Parisani e il linguaggio simbolista
Napoleone Parisani, autore delle decorazioni interne e ideatore del mosaico, fu una figura di primo piano nel panorama artistico tra Otto e Novecento. Nobile marchigiano, allievo di Giovanni Costa e del pittore francese Ernest Hébert, fu tra i protagonisti del gruppo “I XXV della Campagna Romana”, noto per la fusione tra spiritualità, paesaggio e sensibilità moderna.
Alla Strammetta, Parisani esprime pienamente la sua visione simbolista, trasformando lo spazio sacro in un ambiente ricco di riferimenti esoterici, teologici e cosmici.
L’interno: simbolismo, colore e spiritualità
L’interno della chiesa si sviluppa in una navata unica con abside semicircolare, interamente decorata con un raffinato apparato pittorico. Le superfici sono animate da motivi geometrici, croci templari, pentacoli, rose dei venti e foglie d’edera, elementi che rimandano alla ciclicità della vita, alla protezione divina e al legame tra cielo e terra.
La scelta cromatica – dominata da azzurri, rosa e verdi – contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi mistica, in cui il fedele è invitato alla contemplazione più che alla celebrazione solenne.
Altare e opere d’arte
L’altare marmoreo, impreziosito da mosaici policromi, ospita le statue di Sant’Antonio e San Giuseppe, figure profondamente legate alla devozione popolare e familiare.
In origine, la chiesa conservava anche un trittico della Madonna con il Bambino, Sant’Agostino e San Placido, opera dello stesso Parisani, oggi custodito nel Castello Gabrielli, ulteriore testimonianza della continuità tra residenza nobiliare e spazio sacro.
Le sepolture dei principi Gabrielli e Augusta Bonaparte
Al centro della chiesa si trova la lastra sepolcrale in marmo intarsiato dei principi Placido Gabrielli e Augusta Bonaparte, discendente diretta della famiglia imperiale francese.
L’iscrizione latina, introdotta dai simboli Α e Ω, recita:
Haec requies mea, hic habitabo quoniam elegi eam
(Questo è il mio riposo, qui abiterò perché l’ho scelto).
Il sepolcro, voluto dallo stesso Placido Gabrielli nel 1899, rappresenta un rarissimo esempio di monumento sepolcrale nobiliare ottocentesco nel Lazio meridionale, in cui fede cristiana, memoria dinastica ed eleganza formale convivono in perfetto equilibrio.
La lapide di Suor Eugenia Lacroix
Accanto alle sepolture nobiliari, la chiesa conserva la lapide marmorea di Suor Eugenia Lacroix, appartenente alla Congregazione delle Figlie di San Vincenzo de’ Paoli.
Datata 1886, la lapide commemora la religiosa, originaria di Saint-Lambert in Francia, scomparsa a Prossedi il 29 novembre 1886. L’iscrizione la definisce “additata ad esempio tra quegli angeli in terra”, sottolineandone le virtù di carità, dedizione e servizio verso i più bisognosi.
Il monumento, incorniciato da colonne con capitelli corinzi e una croce scolpita, riflette pienamente la spiritualità vincentiana e il gusto devozionale tardo-ottocentesco.
Valore storico e riconoscimento istituzionale
La Chiesa della Strammetta costituisce oggi una testimonianza unica di arte devozionale neoclassica e simbolista nel Lazio meridionale. Il complesso rappresenta un raro esempio in cui architettura, pittura, mosaico e memoria funeraria dialogano in modo coerente e raffinato.
L’edificio è catalogato presso l’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, con codice univoco 1200267508, riconoscimento che ne certifica l’elevato valore storico-artistico.
Il virtual tour della Chiesa della Strammetta
All’interno del portale Cultura Locale Prossedi, la Chiesa della Strammetta è oggi accessibile anche attraverso un virtual tour immersivo a 360°, realizzato per documentare e valorizzare uno dei luoghi più significativi del patrimonio storico-artistico del territorio.
Il virtual tour consente di esplorare gli spazi interni ed esterni della chiesa, osservandone nel dettaglio l’architettura, le decorazioni pittoriche, il mosaico della facciata, le lapidi commemorative e le sepolture nobiliari. Attraverso punti informativi dedicati, il visitatore può approfondire il contesto storico, artistico e simbolico del complesso, ricostruendone il significato all’interno della storia di Prossedi.
Questo strumento digitale nasce con finalità documentarie, didattiche e divulgative: rende fruibile un bene di proprietà privata, ne preserva la memoria e permette a studiosi, cittadini, scuole e visitatori di conoscere la Chiesa della Strammetta anche a distanza, nel rispetto della sua integrità e del suo valore storico.
Il virtual tour si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio culturale promosso da Cultura Locale, che mira a costruire una narrazione completa e accessibile dei luoghi, della storia e dell’identità di Prossedi.