Home » PROSSEDI – CULTURA LOCALE » Chiesa di Sant’Agata a Prossedi

Dalla chiesa medievale al cantiere del 1789

Alla fine del XVIII secolo la chiesa più antica, ormai pericolante, non era più idonea al culto. Nel 1789 si avviò quindi la costruzione del nuovo edificio, in un momento storico complesso, segnato da cambiamenti politici e instabilità economica.

La ricostruzione venne voluta dal principe Pietro Gabrielli, figura centrale del mecenatismo locale, che affidò il progetto iniziale all’architetto Francesco Rust di Roma. Il primo disegno prevedeva dimensioni grandiose e costi elevatissimi – oltre 26.000 scudi – ma si rivelò presto irrealizzabile: l’invasione francese e la carenza di fondi, nonostante i contributi della comunità, del Principe e delle confraternite, determinarono l’interruzione del cantiere per oltre venticinque anni.

Il completamento neoclassico di Ignazio Ambrosetti

Dopo il lungo stop, i lavori ripresero grazie a un nuovo progetto più sobrio, affidato all’architetto Ignazio Ambrosetti di Anagni. Il risultato è una chiesa compiuta in stile neoclassico, dove rigore formale, equilibrio delle proporzioni e luminosità interna definiscono un linguaggio architettonico solenne, ma misurato.

Sant’Agata si affaccia su Piazza XI Febbraio con una facciata semplice e al tempo stesso monumentale, pensata in armonia con la massa compatta del vicino castello baronale. Il dialogo tra architettura religiosa e architettura civile/fortificata restituisce l’immagine di un borgo in cui potere, fede e comunità hanno convissuto per secoli.

Architettura interna: la croce greca e la cupola centrale

La pianta della chiesa è a croce greca, con absidi e cappelle collocate agli angoli: un’impostazione che crea uno spazio centrato, governato dalla cupola. Al cuore dell’edificio, una cupola emisferica domina l’incrocio dei bracci, mentre le volte a botte e le ampie finestre semicircolari garantiscono una luminosità diffusa, che esalta la percezione degli spazi.

L’interno è arricchito da decorazioni a motivi floreali, nervature e fregi che donano movimento e solennità. La scelta decorativa non è solo estetica: accompagna lo sguardo del fedele e sottolinea la centralità liturgica dell’area presbiteriale.

La sacrestia: un modello “classico” nel cuore del borgo

Anche la sacrestia presenta una pianta a croce greca con cupola centrale. Il suo impianto riprende modelli di matrice cinquecentesca, visibili soprattutto nel portico d’ingresso con paraste in pietra e costolature in rilievo: un elemento che arricchisce il complesso e testimonia la qualità progettuale dell’edificio.

La pala d’altare: il Martirio di Sant’Agata

Tra le opere di maggiore importanza spicca la grande pala d’altare con il Martirio di Sant’Agata, imponente tela (cm 400 × 220) dipinta a Roma nel XIX secolo. L’opera fu donata alla chiesa da Papa Pio IX durante un suo viaggio a Gaeta, e rappresenta una delle testimonianze pittoriche più significative del patrimonio artistico prossedano.

La scena, ambientata in un contesto architettonico ispirato all’antica Roma, raffigura la santa inginocchiata, con lo sguardo rivolto al cielo in atteggiamento di fede e accettazione. L’aguzzino, con la tenaglia, sta per infliggere la mutilazione: un momento drammatico che la pittura ottocentesca rende con teatralità e pathos, bilanciati dalla serenità del volto della santa.

Sul fondo compare il proconsole Quinziano, mentre in alto angioletti sorreggono palma e corona, simboli di martirio e gloria. La presenza di Giove, in alto a sinistra, rimarca la contrapposizione tra potere pagano e fede cristiana: un tema caro alla pittura accademica del secolo.

Il busto reliquiario di Sant’Agata e la reliquia del 1987

Altro fulcro devozionale è il busto reliquiario di Sant’Agata, preziosa scultura lignea policromata di ambito italiano, realizzata tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. La santa è raffigurata in atteggiamento estatico, con lo sguardo rivolto verso l’alto: una scelta iconografica che comunica devozione assoluta e serena accettazione del martirio.

L’opera si distingue per:

  • dorature che esaltano il rilievo plastico
  • sapiente uso del colore, volto a rendere dolcezza e spiritualità
  • corona e panneggi elaborati, testimonianza di botteghe di alta qualità nel tardo Seicento

All’interno è custodito un frammento osseo (gamba) di Sant’Agata, giunto da Catania nel 1987, elemento che rafforza il legame tra Prossedi e il culto agatino. Il busto è collocato in un tempietto marmoreo con colonne tortili e intarsi policromi verde e porpora, sormontato da una corona regale, simbolo di martirio e gloria celeste.

L’opera è catalogata presso l’ICCD con codice univoco 1200101864.

Arredi e opere legate alla committenza Gabrielli

La presenza e il ruolo della famiglia Gabrielli emergono anche attraverso importanti arredi storici:

  • confessionale ligneo seicentesco di manifattura romana, donato dal principe Placido Gabrielli (ICCD, codice 00101863)
  • coro ligneo del XVIII secolo, con stalli e dossali finemente decorati
  • colonna tortile per il cero pasquale, decorata con mosaici policromi e stemma dei Gabrielli, probabilmente legata a maestranze locali e a un ambiente artigianale vicino alle esperienze decorative della Strammetta

Questi elementi non sono meri oggetti liturgici: raccontano il rapporto tra committenza, gusto artistico e vita sacramentale della comunità.

Le cappelle laterali: pittura e scultura devozionale

Nelle cappelle laterali si conserva un ricco patrimonio di immagini e statue, espressione della devozione popolare tra Seicento e Ottocento.

L’Annunciazione (scuola di Carlo Maratta)

Tra le tele più notevoli figura l’Annunciazione (olio su tela cm 220 × 175), attribuita alla scuola di Carlo Maratta (XVII secolo). La compostezza delle figure, la dolcezza dei volti e la luminosità della scena rimandano al linguaggio marattesco. Secondo gli studi, solo un accurato restauro potrà chiarire definitivamente la paternità, oggi in parte compromessa da ridipinture e vernici ossidate. La tela resta comunque un documento di grande equilibrio spirituale ed eleganza classica.

Madonna del Rosario (scuola napoletana, XVIII secolo)

La Madonna del Rosario (olio su tela, XVIII secolo) è attribuita alla scuola napoletana. La scena centrale presenta Maria con il Bambino, adorati da San Domenico e Santa Rosa da Lima, mentre quindici riquadri illustrano i misteri del Rosario. La luce calda e dorata e la ricchezza iconografica la rendono una delle opere più rappresentative dell’arte sacra settecentesca dell’area (ICCD, codice NCT 00101873).

San Girolamo in adorazione del Crocifisso

Il dipinto di San Girolamo (XVIII secolo) unisce iconografia penitenziale e meditazione sulla vanitas: libro, clessidra e teschio accompagnano la preghiera del santo davanti al Crocifisso, mentre gli angeli tra le nubi collegano la scena terrena alla dimensione celeste.

Sculture lignee e immagini mariane

Crocifisso ligneo con Madonna Addolorata

Di forte impatto devozionale è il Crocifisso ligneo a grandezza naturale (XIX secolo), donato dal Principe Gabrielli, con ai piedi la statua della Madonna Addolorata. La resa anatomica e la policromia enfatizzano il realismo e invitano alla meditazione sul mistero della Croce.

Madonna Addolorata (dipinto, XVIII secolo)

Il dipinto della Madonna Addolorata (XVIII secolo) raffigura la Vergine sofferente con mano sul petto e sguardo al cielo. La cornice lignea dorata con motivi fitomorfi e cherubini e il monogramma mariano “M” ne rafforzano il carattere devozionale.

Vergine Assunta (statua)

La statua della Vergine Assunta rappresenta Maria nel momento della glorificazione celeste, con cherubini che sorreggono la nube, aureola dorata e corona di stelle: un linguaggio tipico della sensibilità devozionale ottocentesca.

Madonna Immacolata (statua, XIX secolo)

Collocata sopra l’altare laterale sinistro, la statua dell’Immacolata Concezione (XIX secolo) mostra Maria con braccia aperte e raggi dorati che si dipartono dalle mani, simbolo delle grazie celesti. Il piedistallo e la nicchia, con modanature dorate, dialogano con lo stile neoclassico dell’edificio.

L’organo a canne di Pietro Pantanella (1861)

Completa il patrimonio della chiesa il grande organo a canne realizzato nel 1861 dall’organaro romano Pietro Pantanella. Collocato sulla cantoria in controfacciata, lo strumento presenta tastiera di 50 note, pedaliera e 27 registri, con canne in stagno, piombo e legno d’abete. Il timbro limpido e armonioso, tipico della scuola organaria romana ottocentesca, accompagna da oltre un secolo la vita liturgica e musicale di Prossedi.

Dopo un periodo di silenzio, l’organo è stato restaurato e riportato alla piena funzionalità, recuperando la brillantezza sonora originaria.

Restauri recenti e conservazione

L’ultimo restauro complessivo dell’edificio risale al 2005, intervento fondamentale per la conservazione di una chiesa che costituisce non solo un simbolo religioso, ma un vero archivio di arte, storia e identità comunitaria.

Il virtual tour della Chiesa di Sant’Agata

All’interno del portale Cultura Locale Prossedi, la Chiesa di Sant’Agata è accessibile anche tramite un virtual tour immersivo a 360°, pensato per documentare e valorizzare il principale edificio sacro del borgo.

Il percorso digitale consente di esplorare l’architettura neoclassica, la cupola centrale, le cappelle laterali e le opere d’arte – dalla pala del Martirio di Sant’Agata al busto reliquiario, fino agli arredi storici e all’organo Pantanella – offrendo punti informativi dedicati a storia, iconografia e devozioni.

Il virtual tour svolge una funzione documentaria, didattica e divulgativa, rendendo accessibile il patrimonio culturale anche a distanza e contribuendo alla trasmissione della memoria storica di Prossedi.

GALLERY

DOVE SI TROVA